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Rara edizione originale di quest’opera etica e storica sull’uso della cioccolata, scritta dall’udinese Daniele Concina, frate domenicano, e rigido difensore dell’ortodossia cattolica. Praticamente il libro che sancisce che se ingurgiti cioccolata di venerdì vai all’Inferno… Leggi la descrizione completa!
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Esaurito
P. Daniele Concina. Memorie Storiche Sopra l’uso della Cioccolata in tempo di Digiuno… In Venezia, Appresso Simone Occhi, 1748.
In-8° (190×125 mm). Pagine [8], cxcvi. Legatura coeva in pergamena su cartone. Al contropiatto ex libris ‘Westbury’ ed etichetta ‘Corner Book Shop, New York’.
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Rara edizione originale di quest’opera etica e storica sull’uso della cioccolata, scritta dall’udinese Daniele Concina, frate domenicano, e rigido difensore dell’ortodossia cattolica. Nella Chiesa Cattolica si dibatteva di cioccolato, o meglio di cioccolata, almeno dal 1569, quando, secondo la tradizione, Pio V, avendo assaggiato per la prima volta la bevanda americana, e avendola trovata schifosa, aveva dichiarato che con essa non si rompeva il digiuno.
Le Memorie di padre Daniele Concina s’inseriscono in una vivace e ricca serie di testi: scritte in forma di risposta a un arcivescovo anonimo il quale si domandava se fosse vero che, durante la Quaresima, un predicatore avesse affermato che, chiunque beve una “chicchera di cioccolato”, commette un peccato mortale e che poi tale predicatore, accusato di rigorismo, avesse ricusato.
Il Concina condanna l’uso della cioccolata affermando che “La indole, la essenza di questo digiuno è di mortificare la gola, di macerare la carne, di frenare il senso, di soggettare gli appetiti ribelli alla volontà, di umiliare l’uomo avanti il trono della divina Maestà”. Praticamente il libro che sancisce che se ingurgiti cioccolata di venerdì vai all’Inferno…
Un must – tornando seri – anche per le innumerevoli notizie storiche che l’Autore riporta sull’uso e l’origine della cioccolata ai suoi tempi. Curioso, poi, il sonetto, in cui il cioccolato parla in prima persona delle sue traversie morali:
“Colei son io che per l’antica essenza / Ebbi già col digiun sì fiere liti: Che i maggiori Teologi smarriti / Non sanno a chi di noi dar la sentenza. / Studian del pari il gusto, e l’astinenza Nella Scuola ambedue de i.. / E dice l’un, che i liquidi assorbiti / Frangono, quando v’èl’incontinenza. / Per sedar l’altra i scrupoli consiglia, Che sia rito civil dell’amicizia, / Se si prende talor senza vaniglia. / Questa tra l’innocenza, e la malizia / Dottrina media accorda a maraviglia / Il digiuno, la gola, e l’avarizia” (p. XXVII).
Provenienza: Collezione Westbury
Marciana 417; Mueller, Bibl. des Kakao, p. 16; Westbury, p. 53 (questo esemplare!)
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